O è natale tutti i giorni o non è natale mai...

domenica 10 gennaio 2016


- Vedo che non hai ancora tolto gli addobbi natalizi dalla tua cabina!
- No Capitano, sa com'è? Sono maledettamente pigro per certe cose.
- Ah si, si... ne so qualcosa.
- Anzi, sa che le dico? Inizio adesso. Prendo lo scatolone e inizio dalle cose piccole e poi piano piano vado avanti con quelle più grandi.
Tolgo certi pensieri che ogni tanto tornano, i giorni e queste settimane appena trascorse. Tolgo e metto via la bella giornata che ho passato nel mio trentottesimo compleanno. Tolgo questo natale che magari non è stato proprio il massimo, ma va bene così. Tolgo le difficoltà che ho incontrato studiando teatro. I litigi e le sfuriate che mi sono capitate in questo periodo. Metto in scatola le belle serate con vecchi e nuovi amici, i bei film visti e le belle storie lette.
Metto via la stanchezza per far spazio alla voglia di movimento. Butto vecchi pantaloni e vecchi cappotti. Spengo le luci del mio vecchio modo di vedere le cose e metto via gli occhiali che indosso.
- Un periodo molto intenso. Eh, quante rose avrai, quanti baci sulla bella strada. Quanti giorni, come anni. E poi non contano solo i giorni, credimi, non contano solo i giorni.
- La bella strada...
- Si, si... vedo che hai fatto anche un piccolo presepe. Sono pochi su questa barca che lo fanno ancora sai?
- Come bene sa Capitano, in Italia è una tradizione molto sentita. Io mi sono limitato a mettere giusto qualche statuina di poco valore.
- Di poco valore dici?
E' un rituale molto antico quello del presepe che ha origine egizie se non ricordo male. Sai cos'è il presepe e dove nasce?
- Veramente ora che ci penso no.
- In Italia ovviamente. Si, si... venne fatto per la prima volta durante la notte di Natale del 1223 da Francesco D'Assisi che era stato per due anni in Egitto appunto, facendo amicizia col sultano, durante le crociate e chissà quali altri grandi cose ha imparato in quegli anni.
- Francesco D'Assisi? Il santo?
- Proprio lui si, si... Il presepe in realtà è uno schema di iniziazione, fare il presepe equivale a fare un vero e proprio rituale iniziatico molto antico.
Per farti capire meglio prendiamo ad esempio il bue, la cui immagine per gli egizi veniva usata per raffigurare la dea Hator, protettrice degli iniziati. L'asinello invece è l'immagine di un altro dio egiziano, Seth, colui che intralcia gli iniziati. In questo rito che è appunto il presepe, la dea Hator e il dio Seth sono entrambi indispensabili perchè uno fa gli ostacoli e l'altro li fa superare.
- Ma cos'è un'iniziazione?
- L'iniziazione sei tu! Perchè iniziazione vuol dire tornare all'inizio. E' un pensiero che avevano gli antichi quando cominciavano a sentirsi un po' vecchi, cioè verso i ventitre, ventiquattro anni, e capivano che stavano diventando adulti e che era un fregatura, e sentivano il bisogno di recuperare il passato,  tornare all'inizio delle cose. Recuperare la forza, l'intelligenza, la vitalità, il futuro insito nell'infanzia.
E' un rito presente in molte culture, ma in Egitto è dove si è sviluppato meglio.
- Mmm vi ascolto Capitano.
- Se potessimo chiedere a un egiziano di tremila anni fa, che cosa vuol dire mettere un bue e un asinello dietro a un bambino, ti risponderebbe che conosce questa usanza, che sa di cosa si tratta. Che sono Hator e Seth.
Come ora puoi capire, hanno una matrice molto diversa da quella che siamo soliti vedere. E nemmeno la grotta o la capanna che sia, sono un elemento a caso. Perchè il bambino non nasce in un contesto civile, in una casa con dei mobili e dei confort, ma nel nulla, libero da condizionamenti precedenti. Un inizio profondo. Lo stesso bambino rappresenta colui che fa il presepe, in questo caso specifico sei tu quel bambino e quando la notte tra il ventiquattro e il venticinque dicembre, metti il bambino nella culla, in realtà stai portando a compimento il rito iniziatico dicendo "questo sono io che rinasco per l'anno nuovo.
- Si ma a questo punto mi chiedo, perchè serve l'asino, il dio Seth? Perchè servono degli ostacoli?
- Perchè è la storia. Senza ostacolo non c'è storia. Senza nemico non c'è valore. E' un po' come nei giochi dei bambini: c'è la fatica ma poi si arriva alla conquista; c'è la corsa e poi il traguardo. L'elemento di ostacolo che è presente sia nel gioco, sia in questo rito di iniziazione è il modo per far capire a quelli che hanno orecchi, che l'ostacolo nel mondo c'è ed è un gioco. Si gioca così, dev'essere così, le regole sono queste. Se prendi la vita come un gioco allora non ti ferma più nessuno. Se invece la prendi come un ostacolo depressivo e la fuggi, allora diventi tu l'ostacolo di qualcun altro.

Ho imparato a sognare

sabato 19 dicembre 2015

Ho imparato a sognare, 
che non ero bambino 
che non ero neanche un' età 
Quando un giorno di scuola 
mi durava una vita 
e il mio mondo finiva un po là 
Tra quel prete palloso 
che ci dava da fare 
e il pallone che andava 
come fosse a motore 
C'era chi era incapace a sognare 
e chi sognava già 
Ho imparato a sognare 
e ho iniziato a sperare 
che chi c'ha avere avrà 
ho imparato a sognare 
quando un sogno è un cannone, 
che se sogni 
ne ammazzi metà 
Quando inizi a capire 
che sei solo e in mutande 
quando inizi a capire 
che tutto è più grande 
C' era chi era incapace a sognare 
e chi sognava già 

Tra una botta che prendo 
e una botta che dò 
tra un amico che perdo 
e un amico che avrò 
che se cado una volta 
una volta cadrò 
e da terra, da lì m'alzerò 

C'è che ormai che ho imparato a sognare non smetterò 

Ho imparato a sognare, 
quando inizi a scoprire 
che ogni sogno 
ti porta più in là 
cavalcando aquiloni, 
oltre muri e confini 
ho imparato a sognare da là 
Quando tutte le scuse, 
per giocare son buone 
quando tutta la vita 
è una bella canzone 
C'era chi era incapace a sognare 
e chi sognava già 

Tra una botta che prendo 
e una botta che dò 
tra un amico che perdo 
e un amico che avrò 
che se cado una volta 
una volta cadrò 
e da terra, da lì m'alzerò 

C'è che ormai che ho imparato a sognare non smetterò!

Ogni volta che rimando tutto a domani...

giovedì 17 dicembre 2015

Ogni giorno è una pagina nuova.
Lo so non è molto originale come concetto, ma da un po' di tempo a questa parte, mi sembra di svegliarmi ogni mattina in una storia nuova. Mi capita di avere un breve istante di smarrimento quando provo a ricordare che storia si è conclusa la sera prima.
Ma poi non ci penso più.
E se gennaio può essere l'alba di un nuovo giorno, dicembre l'ho sempre visto come la notte. Quando il tramonto di ottobre ha scaldato coi suoi ultimi raggi e novembre ha chiuso le imposte e ci si prepara a quel salto nel vuoto che è il sonno.
Questo "giorno", questo "anno" che si avvia alla sua conclusione, è stato forte, intenso, burrascoso, violento, caldo, tremendo, sorprendente, deludente, disgustoso, meraviglioso, furente, sensibile, solitario, compagnone, triste, felice.
L'ho vissuto tutto e mi ha attraversato pienamente. Sono senza forze capitano, sono stanco, piacevolmente stanco.
Ho voglia di farmi una bella dormita e di svegliarmi domani.

One more cup of coffee...

martedì 15 dicembre 2015

- Ogni tanto scopro l'acqua calda, ma nonostante ciò è sempre una scoperta sensazionale.
- A cosa ti riferisci?
- A questa macchinetta per fare il caffè, la classica Moka italiana. Ne avrà sicuramente sentito parlare anche lei capitano.
- Ah si... si.. le migliore storie che potrei raccontarti ragazzo, partono proprio dall'Italia.
Da Venezia per la precisione.
A Venezia ci sono tre luoghi magici e nascosti. Uno è in Calle dell'amor degli amici; un secondo è vicino al Ponte delle Meravegie; il terzo in Calle dei Marrani a San Geremia in ghetto. Quando i veneziani, e qualche volta anche noi maltesi, siamo stanchi delle autorità costituite, ci rechiamo in uno di questi luoghi segreti e aprendo le porte che stanno nel fondo delle corti, ce ne andiamo in posti bellissimi e in altre storie.
- E magari aprendo una di quelle porte potremmo imbatterci in una vecchia signora che prepara il caffè. 
- Ah si... si... una leggenda narra che il caffè fu scoperto nel 300 dC da un pastore di capre etiope di nome Kaldi. Una mattina al sorgere del sole, Kaldi si preparò per il suo cammino quando il suo gregge cominciò febbrilmente a mangiare bacche rosse e verdi da un cespuglio basso. Piene di energia e con un carisma insolito, le capre cominciarono a ballare, sollevando le zampe in uno stato apparentemente gioia.
Kaldi provò i chicchi.
Dopo aver provato gli effetti immediati di prontezza e di energia costante, ha condiviso la notizia della nuova “bacca meravigliosa” con la gente del suo villaggio e la parola si diffuse rapidamente. Ciò indusse i commercianti arabi nella regione a portare a casa i chicchi per le loro piantagioni e così ebbe inizio la coltivazione di piante di caffè.
Al momento del raccolto, i contadini facevano bollire i chicchi, creando un elisir liquido, che hanno chiamato “Gahwa”, traducibile come “inibitore di sonno”.
- Seguendo il metodo italiano, prendendo una Moka, riempiendone la caldaia di acqua, ma non oltre la valvola laterale. E poi nel filtro, senza pressarlo, mettendo del caffè macinato grosso e poi chiudendo e avvitando il bricco superiore e ponendo il tutto su di un fuoco lento, dopo qualche minuto di attesa, vedremmo fuoriuscire la famosa bevanda.
Ma una Moka nuova di pacca, fa sempre un caffè acerbo. Si dice che non vada mai lavata col sapone ma solo sciacquata in acqua corrente. Ma una cosa è sicura: deve fare diversi caffè prima di iniziare a dare i suoi frutti. Io stesso ho provato tante volte prima di produrre un buon caffè.
Senza contare che ogni Moka è diversa dall'altra, per fattura, per capienza di acqua e per forma. Immagino che debba maturare una sua esperienza per capire come sfruttare la pressione al suo interno, come convogliarla per sprigionare tutti gli aromi e preparare buone tazze di caffè ogni volta che lo si desidera.
Capisce ora capitano?
- Si... si... (sorride)
Fammi un buon caffè ragazzo.
- Ma certo!

La cosa...

mercoledì 9 dicembre 2015

E' che l'amore è una parola strana: vola troppo. Andrebbe sostituita.
Non sarebbe meglio chiamarlo: 'La cosa'? Potrebbe diventare più concreto.
All'inizio lei...io l'amavo. Sì, voglio dire avere quegli attimi intensissimi, che al momento sembra ti lascino dei segni profondi, importanti. Ma 'La cosa' non è questo o meglio, non è solo questo. 'La cosa' è trasformazione, percorso, crescita insieme... è' un patto di sangue stipulato tra due persone e forse, prima ancora, dal destino. 
'La cosa'?... è l'amore. No, è un'altra qualità dell'amore. Una qualità che non rimpiange gli attimi perché diventa la vita. Non so se avrò mai la fortuna di farlo, questo patto, forse ci vorrebbe un uomo.
Cento volte ho provato a cambiare, a ricominciare da capo, a reincarnarmi ma mi sono sempre reincarnato... senza di me. Ecco, senza avere avuto una realtà, io passo evanescente tra i sogni di alcune donne che non hanno avuto la possibilità di completarmi.
Ci sarà senz'altro il modo di fare 'La cosa' altrimenti il nostro destino è quello di essere delle scorze di uomini degli involucri, mai delle persone. Magari dei personaggi... personaggi affascinanti, simpatici anche... mai persone.
Ma se è così l'amore non sarà mai 'materia', 'terra', 'cosa'... sarà sempre una parola che vola, una farfalla che ti si posa un attimo sulla testa e ti rende tanto più ridicolo quanto maggiore è la sua bellezza...

— La cosa, Giorgio Gaber

Come un fiore dentro un muro vive l'anima che è in me, cerca quello che non ha...

mercoledì 11 novembre 2015


- Sai che quasi mi ero dimenticato di te ragazzo?
- Capitano! Era da un po' che non ci incontravamo, ha ragione, ma forse è una buona cosa non trova?
Sono stato molto impegnato in mille cose diverse ultimamente. Molte soddisfazioni, qualche gioia e senza nemmeno accorgermene mi ritrovo in autunno inoltrato.
Che cosa strana il tempo vero? A volte non sai mai come sfuggirgli e certe altre è lui che insegue te.
- Credo che la differenza sia sempre in come vedi le cose e dallo spirito con cui le affronti.
- Mmm, si. Alla luce di quello che ho vissuto negli ultimi mesi, la penso anche io così: tutto sta in come la vedi.
- E adesso? Come la vedi adesso?
- Eheheh, bella domanda. Davvero non lo so.
Se guardo dentro di me, vedo che tutto è in ordine. Ho raggiunto una mia serenità e sono tranquillo. Peccato non riuscire a trasferire questa mia condizione al mondo che mi circonda, soprattutto sul lavoro su cui mi sento un po' in affanno ultimamente.
E ogni tanto mi capita anche qualche piccola sfiga.
- Forse intendevi Sfida!
- Mi sa che anche stavolta ha ragione capitano.
Si, sono delle sfide e io le accetto e le gioco tutte. Eppure...
- Sai cos'è un labirinto?
- Certo!
- Ne hai mai visto uno?
- Si, anche se mi hanno sempre messo un po' di paura. L'idea di perdermici dentro non mi alletta affatto.
- Mmm, è interessante quello che stai dicendo, perchè vedi, il labirinto è una figura stranissima, per molti aspetti misteriosa ancora oggi. Il simbolo del labirinto, lo si può trovare inciso nel marmo, in diverse zone del  mondo.
Nessuno a tutt'oggi sa perchè proprio in quei luoghi specifici.
- Perchè mi sta raccontando tutto questo, capitano?
- Perchè il labirinto vuole significare l'impervia strada della vita dove è facile entrare e perdersi, ma è difficile trovare la via d'uscita.
Ce ne sono diversi in italia, uno dei più singolari è a Lucca, all'entrata laterale sotto l'arcata più piccola del Duomo di S. Martino. Duomo di per se gia abbastanza misterioso per via della sua facciata non simmetrica.
A destra del labirinto, vi è una scritta in latino che dice:
HIC QUEM / CRETICUS / EDIT DEDA - / LUS EST / LABERINT / HUS DEQ(U)- / O NULLU - / S VADER - / E QUIVIT / QUI FUIT / INTUS / NI THESE - / US GRAT - / IS ADRIAN - / E STAMI- / NE IUTUS che tradotta suona più o meno così:
“Questo è il labirinto costruito da Dedalo cretese dal quale nessuno che vi entrò poté uscire eccetto Teseo aiutato dal filo d’Arianna”.
Porta in sè sicuramente un messaggio allegorico, ricordando che la strada della vita è un labirinto alla ricerca dell'uscita da questo mondo superficiale e materiale, un risveglio. La nostra esistenza è una continua ricerca della luce dell'uscita, paragonabile anche alla ricerca del Graal, dell'illuminazione, essendo il vagare in un labirinto sinonimo di vagare al buio. Solo se si segue un "filo di Arianna", un filo che ci appare nella vita di tutti i giorni, con le solite strade senza uscita, i soliti cunicoli, solamente se si riesce ad individuare questo filo conduttore e a seguirlo, allora si potrà trovare la via d'uscita.
Tutti hanno la possibilità di uscire, perchè tutti hanno l'aiuto del filo di Arianna, il più sta a riconoscerlo.
Questo filo sono le coincidenze che ci appaiono di fronte a noi tutti i giorni, quei segni che ci invitano ad essere seguiti, purtroppo la maggior parte delle volte gli uomini decidono di prendere altre strade, restando intrappolati nel labirinto della propria triste esistenza.
- Mmm, credo di aver aver capito.
Ma per sicurezza ci dormirò su questa notte.
Notte capitano.
- Notte ragazzo.

Per le strade di Francia...

lunedì 26 ottobre 2015

Risalgo sulla nave sereno e con il gusto del vino di Borgogna ancora forte in bocca.
Sono stati giorni allegri, di arte, di campagne e compagnie.
Ho condiviso ogni singolo momento e non ricordo più a cosa pensavo prima di scendere.
Ora riprendo posto al timone.
Sognerò nel blu, vivrò nel giallo e amerò nel rosso e con questi colori dipingerò la mia vita.

Bella ragazza, begli occhi e bel cuore, bello sguardo da incrociare...

domenica 27 settembre 2015

Ero li che camminavo sul ponte più alto della nave per godermi l'attimo presente e guardarmi il panorama, quando mi imbatto in una vecchia conoscenza.
Un'amica.
Una bella ragazza che avevo conosciuto circa un anno fa, per caso, in una sera di passeggio nelle zone vecchie della mia città e che non ho visto più perchè un'altra ragazza poco dopo, mi stregò gli occhi e il cuore, distraendomi da tutto e da tutti.
Forse persino da me.
Mi fermo a scambiare due parole, le solite, quelle di circostanza. Ma al "come stai", l'attimo di esitazione mi dice già tutto.
«Non sto un granchè».
«Perchè?» le chiesi io.
E lei mi rispose «Se per fortuna non è un lutto, ne una malattia, cosa altro potrebbe essere?!»
E capisco.
Strano, di solito sono sempre quello che casca dal pero.
Ma non ci voleva certo un genio e poi stavo attraversando un periodo simile al suo per via della strega di cui sopra!
Andammo avanti nella chiacchiera e senza nemmeno descrivere l'accaduto ci capimmo perfettamente. Le dissi che anche io mi trovavo nella sua stessa situazione, forse giusto qualche metro avanti a lei, ma niente di più.
Cercai di improvvisare dei consigli e poi di fare il buffone per farla ridere un po' e dopo un qualche risata ci salutammo.
Nei giorni successivi, ho continuato a ripensare a quell'incontro. Mi aveva toccato una corda che sentivo in risonanza con la sua. Mi sono specchiato in lei e in quello che stava passando e questo mi diede la possibilità di mettere le cose in prospettiva.
Passò un po' di tempo e ci incontrammo nuovamente per un caffè in compagnia di una sua amica. Due chiacchiere in tranquillità e una promessa di vedersi da me per una cena tutti insieme.
Passa qualche giorno e domenica pomeriggio ci sentiamo tramite un messaggio lasciato nella hall centrale della nave.
Lo raccolgo e poco dopo mi ritrovo nella sua cabina, davanti a un caffè.
Parlammo e quella volta, entrambi ci aprimmo di più. Lei finalmente si decise a raccontarmi cosa le era successo ed io feci lo stesso con lei. E mentre questo accadeva, non ho potuto non notare come tanti particolari delle nostre storie si assomigliassero. Ma come so bene ormai, niente accade per caso.
Rimasi fino a quando lei non improvvisò una cena e dopo aver concluso con della ratafià, andai via.
Ci sentiamo spesso in questi giorni e continua ad avere sempre lo stesso effetto su di me.
Uno specchio.
E ogni volta è sempre strano, perchè in generale credo che non siamo abituati a guardarci allo specchio ad osservare i nostri comportamenti e le situazioni in cui siamo calati.
Sono contento di sentirla, è un'amica simpatica ed è piacevole scambiarci due chiacchiere.

I shall not walk alone...

giovedì 17 settembre 2015


C'è finalmente un po' di calma. Le acque sembrano aver trovato la loro pace e questa grande nave non può che scorrere serena e tranquilla.
La speranza sembra assumere una forma diversa, più amica. Così come stanno facendo la malinconia e certi ricordi, certi pensieri fugaci.
Ho scoperto che sono in grado di lasciarli andare e che non devono per forza travolgermi, ma che posso farmi attraversare da loro come un palloncino in cerca del suo cielo.
Chino il capo e sorrido tra me e me e mi lascio andare agli eventi. Se accade un imprevisto, mi abbandono alla mia reazione.
Respiro e mi godo l'attimo presente e metto impegno in ogni piccola o grande cosa che faccio.
Mettendomi alla prova, obbligandomi alla ricerca di un modo nuovo di abitare lo spazio, ho intuito una cuosa curiosa. Se sbilancio il mio corpo in una posa scomoda, ho l'istinto di cercare una posizione di sicurezza, che spesso coincide con l'idea di sedersi.
Ho pensato di ribaltare questa sensazione ed ora cammino in maniera diversa, non più "seduto" sui talloni, ma proteso in avanti come a cercare uno squilibrio nuovo e contrario. Una sensazione di caduta che mi obbliga a fare un nuovo passo, ed un'altro e poi un'altro ancora, se non voglio finire giù.
Sedersi e non rischiare? Mai più!
Piuttosto, è questa è la via da seguire, anche a costo di inciampare, ma una volta capito il ritmo e preso fiducia in me stesso e nell'universo tutto, non esiste paura che tenga, ma solo l'ansiosa voglia di macinare i metri e di godere di quel momento di volo che c'è tra un passo e l'altro.
Chissà se mi sono spiegato ma in ogni caso non importa.
Sono sereno e questa è l'unica cosa che conta.

Non sono un uomo giusto, ma sono giusto un uomo...

domenica 16 agosto 2015


-Capitano!
-Ehilà ragazzo!
-Il cielo è grigio oggi e il mare sembra particolarmente agitato.
-E' vero, ma questa nave è grande e solida. Anche in mezzo a una forte tempesta saprebbe perfettamente come cavarsela.
Stai tranquillo e goditi il su e giù delle onde.
-Eheh, lo sa capitano, è proprio quello su cui ho riflettuto negli ultimi giorni.
Godersi il viaggio e lasciarsi andare.
Non posso certo cambiare l'umore del mare, così come non posso dire al sole di splendere meno perchè fa caldo e ne tantomeno posso comandare al vento quando soffiare.
Riflettevo sul fatto che se nel bel mezzo di una passeggiata mi dovesse sorpendere la pioggia, a cosa serve camminare veloce, tirar su le spalle e abbassare la testa? La pioggia mi bagnerebbe comunque. Potrei cercare riparo, questo si, ma non ha senso tendere i muscoli in maniera innaturale, perchè tanto l'acqua farebbe quello che deve fare in ogni caso.
Allora ho capito: bisogna accettare le cose e vivere nel momento presente per essere consapevoli.
Solo dopo aver raggiunto la consapevolezza è giusto fare il passo successivo e cioè capire ad esempio se è il caso di portarsi dietro un ombrello o se è più giusto rimanere a casa.
-Mi sembrano delle ottime riflessioni ragazzo, continua, mi hai incuriosito.
-Vede capitano, il mio caso è abbastanza semplice.
In uno dei nostri primi discorsi mi lamentavo della mia condizione e davo la colpa a tutto e tutti pur di non vedere la realtà.
E la realtà è che le cose accadono, come una pioggia improvvisa durante una passeggiata.
Anzi, la mia parte più istintiva, aveva gia capito che di li a poco sarebbe venuto a piovere, eppure la parte razionale e forse egoista di me, non solo non ha colto i segnali che si vedeva recapitare, ma addirittura ha voluto continuare la passeggiata fino a farmi bagnare del tutto.
Parliamoci chiaro capitano, io avevo capito che la donna con cui stavo non era la donna giusta per me, pur riconoscendo la sua solarità e bellezza, i suoi lati positivi e tributandole il mio rispetto. Ma la sua mappa dei valori, non era la mia.
Spesso sento dire che ci si lascia perchè si è diversi. Io penso che le storie finiscono quando la mappa dei valori di entrambi non coincide.
Non è perchè io mi interesso di sport e lei di arte che non si va d'accordo, ma piuttosto quali valori ci portano ad amare le cose che ci piacciono e soprattutto se quei valori sono messi in codivisione l'uno con l'altra.
Io sono un tipo che va a fondo nelle cose. Sono una bertuccia curiosa, voglio sapere e mi piace indagare alla scoperta delle cose.
Ma quando a conti fatti non si condivide la semplicità di un film o di una passeggiata lungomare è molto probabile che la situazione che si sta vivendo è figlia di altre esigenze.
Nel suo caso forse, l'esigenza era quella di sfuggire a un dolore, ad un passato troppo forte da sopportare da sola. E la sua mancata consapevolezza l'ha spinta, senza che se ne accorgesse, verso una storia con i presupposti sbagliati.
E' esattamente come l'esempio della pioggia. Voler evitare di bagnarsi senza aver accettato che invece ci si deve bagnare e che solo dopo si può imparare a evitare che questo accada di nuovo.
Se non si ha consapevolezza di se e delle proprie emozioni è facile andare in giro premuniti di ombrello sotto braccio, ma ci allontana dal "Qui ed ora", dalla consapevolezza dei momenti che viviamo e a furia di volerci riparare preventivamente dalla pioggia, dal sole e dal vento, si vive una vita che non è nel presente, ma nella paura del passato e/o del futuro.
Ci si fascia la testa prima di rompersela.
Io in questo periodo ho avuto paura. Tanta capitano, mi creda.
Ho pianto per la paura e per la disperazione.
Perchè ho capito che non stavo costruendo nessuna relazione in maniera consapevole. Famiglia, amore, amici. Nessuno escluso.
Ma la paura mi ha fatto capire che il mio bisogno di essere amato mostra solo la mia incapacità di amare.
Anzi dirò di più, non bisogna confondere "l'amare" con il "prendersi cura".
Le persone spesso confondono il bisogno di essere amate, con il bisogno che qualcuno ogni tanto possa prendersi cura di loro.
E' molto infantile come bisogno ma c'è, esiste.
Anche da adulti.
Tutti abbiamo bisogno che qualcuno si prenda cura di noi. Tutti abbiamo il bisogno di poterci mostrare deboli ed essere accolti e questo è assolutamente un bisogno naturale.
Ed è il mio bisogno.
Troppo spesso ho confuso questo con l'amore. Il fatto che qualcuno, siccome si prende cura di me o di noi, automaticamente vuol significare che ci ami, è sbagliato. Non è così.
Amare non è un'emozione!
Amare è lo stato naturale delle cose, non è un'emozione che ci è stata data o un qualcosa che possiamo ottenere.
E' ciò che ci tiene vivi perchè è molto simile alla fame.
Sei tu a dover mangiare, non esiste la possibilità che qualcuno mangi per te o che ti ami al posto tuo o che ami al posto tuo.
E' una condizione di riconnessione con se stessi l'amore.
Quando tu ami sei pervaso dall'amore e non hai bisogno di essere amato. Certo, continui ad avere il bisogno che qualcuno si prenda cura di te, ma l'amore è un'altra cosa.
Amare è l'esperienza di permettersi si essere "Se". Il fatto che siamo li a sperare che qualcuno ci ami, spesso in realtà è il bisogno naturale che qualcuno si prenda cura di noi. Che ci abbracci, che ci accolga e ci consenta un po' di riposo da tutta questa resitenza che abbiamo nella vita.
Ma questo non è essere amati. E' possibile che chi è in grado di amare se stesso possa amarci.
A volte vedo relazioni o matrimoni che durano da anni, fatte di persone che hanno trovato qualcuno che si prenda cura di loro e che per riconoscenza credono di amare.
Lei mi ha conosciuto in un momento della mia vita in cui ero fortemente centrato ed in equilibrio con me stesso.
Con tutto il rispetto per voi, ma ero il capitano di me stesso :D
Mi amavo e non avevo bisogno di nessuno, il che paradossalmente mi poneva nella condizione perfetta per amare.
Infatti credo che i miei modi di fare e di essere, il modo di rapportarmi agli altri e di parlare, possa aver conquistato lei. Soprattuto in relazione la fatto che prima di me la persona al suo fianco non solo non si amava nel senso che ho appena descritto, ma forse non si prendeva nemmeno cura di lei in modo costante tanto da soddisfare il suo bisogno.
Ora, questa è una trappola in cui cadiamo tutti, sia ben chiaro.
Io stesso ho scambiato le sue attenzioni per amore ed è stato questo a generare dentro di me la "droga dell'innamoramento". Quella condizione speciale e del tutto umana che ti fa superare i conflitti e tutte le cose che non ci piacciono dell'altro, anche se i segnali più evidenti ci passano davanti al naso.
Ma dopo la nostra separazione, se mi fermo a vedere cosa mi ha lasciato, devo purtroppo constatare che non mi ha lasciato niente, ma che anzi, lei ha preso molto, quasi tutto quello che potevo darle. E mi dispiace.
Per questo ora, dopo essermi sentito abbandonato, nel pieno dell'innamoramento, visto che non è durata abbastanza da poter dire di essere stato davvero con lei, dopo la fase della negazione, della rabbia, dell'odio, persino della vendetta e alla fine della depressione, posso finalmente guardare con buon distacco a quanto mi è accaduto.
Sto accettando la pioggia che cade.
Sto svegliandiomi la mattina salutando l'emozione che mi accompagna qualunque essa sia con: «Buongiorno, io sono qui! Si sono qui con te Tristezza, sono qui con te Paura, sono qui con te Solitudine. Sono qui con te per prendermi ciò che tu dal profondo mi porti».
Vede capitano, ora sono quasi al paradosso. Perchè anche se tutto quello che lei ha detto e fatto, non cancella i suoi errori e il modo assolutamente sbagliato di gestire la nostra relazione, riesco quasi a perdonarla sul serio.
Questo non la assolve dall'essersi comportata male con me. Di avermi tradito, deluso e ingannato. Di aver, sono sicuro involontariamente, giocato con i miei sentimenti. Ma nonostante questo, sto imparando molte cose e sto capendo molto di me.
Per questo ora, alla luce di quanto mio malgrado ho imparato, voglio costruire le mie relazioni in maniera più consapevole. D'amore o di amicizia che siano.
Sto rinascendo da me stesso capitano e mi "scivolano i piedi" al solo immaginare cosa ci sarà per me domani.