Non sono un uomo giusto, ma sono giusto un uomo...

domenica 16 agosto 2015


-Capitano!
-Ehilà ragazzo!
-Il cielo è grigio oggi e il mare sembra particolarmente agitato.
-E' vero, ma questa nave è grande e solida. Anche in mezzo a una forte tempesta saprebbe perfettamente come cavarsela.
Stai tranquillo e goditi il su e giù delle onde.
-Eheh, lo sa capitano, è proprio quello su cui ho riflettuto negli ultimi giorni.
Godersi il viaggio e lasciarsi andare.
Non posso certo cambiare l'umore del mare, così come non posso dire al sole di splendere meno perchè fa caldo e ne tantomeno posso comandare al vento quando soffiare.
Riflettevo sul fatto che se nel bel mezzo di una passeggiata mi dovesse sorpendere la pioggia, a cosa serve camminare veloce, tirar su le spalle e abbassare la testa? La pioggia mi bagnerebbe comunque. Potrei cercare riparo, questo si, ma non ha senso tendere i muscoli in maniera innaturale, perchè tanto l'acqua farebbe quello che deve fare in ogni caso.
Allora ho capito: bisogna accettare le cose e vivere nel momento presente per essere consapevoli.
Solo dopo aver raggiunto la consapevolezza è giusto fare il passo successivo e cioè capire ad esempio se è il caso di portarsi dietro un ombrello o se è più giusto rimanere a casa.
-Mi sembrano delle ottime riflessioni ragazzo, continua, mi hai incuriosito.
-Vede capitano, il mio caso è abbastanza semplice.
In uno dei nostri primi discorsi mi lamentavo della mia condizione e davo la colpa a tutto e tutti pur di non vedere la realtà.
E la realtà è che le cose accadono, come una pioggia improvvisa durante una passeggiata.
Anzi, la mia parte più istintiva, aveva gia capito che di li a poco sarebbe venuto a piovere, eppure la parte razionale e forse egoista di me, non solo non ha colto i segnali che si vedeva recapitare, ma addirittura ha voluto continuare la passeggiata fino a farmi bagnare del tutto.
Parliamoci chiaro capitano, io avevo capito che la donna con cui stavo non era la donna giusta per me, pur riconoscendo la sua solarità e bellezza, i suoi lati positivi e tributandole il mio rispetto. Ma la sua mappa dei valori, non era la mia.
Spesso sento dire che ci si lascia perchè si è diversi. Io penso che le storie finiscono quando la mappa dei valori di entrambi non coincide.
Non è perchè io mi interesso di sport e lei di arte che non si va d'accordo, ma piuttosto quali valori ci portano ad amare le cose che ci piacciono e soprattutto se quei valori sono messi in codivisione l'uno con l'altra.
Io sono un tipo che va a fondo nelle cose. Sono una bertuccia curiosa, voglio sapere e mi piace indagare alla scoperta delle cose.
Ma quando a conti fatti non si condivide la semplicità di un film o di una passeggiata lungomare è molto probabile che la situazione che si sta vivendo è figlia di altre esigenze.
Nel suo caso forse, l'esigenza era quella di sfuggire a un dolore, ad un passato troppo forte da sopportare da sola. E la sua mancata consapevolezza l'ha spinta, senza che se ne accorgesse, verso una storia con i presupposti sbagliati.
E' esattamente come l'esempio della pioggia. Voler evitare di bagnarsi senza aver accettato che invece ci si deve bagnare e che solo dopo si può imparare a evitare che questo accada di nuovo.
Se non si ha consapevolezza di se e delle proprie emozioni è facile andare in giro premuniti di ombrello sotto braccio, ma ci allontana dal "Qui ed ora", dalla consapevolezza dei momenti che viviamo e a furia di volerci riparare preventivamente dalla pioggia, dal sole e dal vento, si vive una vita che non è nel presente, ma nella paura del passato e/o del futuro.
Ci si fascia la testa prima di rompersela.
Io in questo periodo ho avuto paura. Tanta capitano, mi creda.
Ho pianto per la paura e per la disperazione.
Perchè ho capito che non stavo costruendo nessuna relazione in maniera consapevole. Famiglia, amore, amici. Nessuno escluso.
Ma la paura mi ha fatto capire che il mio bisogno di essere amato mostra solo la mia incapacità di amare.
Anzi dirò di più, non bisogna confondere "l'amare" con il "prendersi cura".
Le persone spesso confondono il bisogno di essere amate, con il bisogno che qualcuno ogni tanto possa prendersi cura di loro.
E' molto infantile come bisogno ma c'è, esiste.
Anche da adulti.
Tutti abbiamo bisogno che qualcuno si prenda cura di noi. Tutti abbiamo il bisogno di poterci mostrare deboli ed essere accolti e questo è assolutamente un bisogno naturale.
Ed è il mio bisogno.
Troppo spesso ho confuso questo con l'amore. Il fatto che qualcuno, siccome si prende cura di me o di noi, automaticamente vuol significare che ci ami, è sbagliato. Non è così.
Amare non è un'emozione!
Amare è lo stato naturale delle cose, non è un'emozione che ci è stata data o un qualcosa che possiamo ottenere.
E' ciò che ci tiene vivi perchè è molto simile alla fame.
Sei tu a dover mangiare, non esiste la possibilità che qualcuno mangi per te o che ti ami al posto tuo o che ami al posto tuo.
E' una condizione di riconnessione con se stessi l'amore.
Quando tu ami sei pervaso dall'amore e non hai bisogno di essere amato. Certo, continui ad avere il bisogno che qualcuno si prenda cura di te, ma l'amore è un'altra cosa.
Amare è l'esperienza di permettersi si essere "Se". Il fatto che siamo li a sperare che qualcuno ci ami, spesso in realtà è il bisogno naturale che qualcuno si prenda cura di noi. Che ci abbracci, che ci accolga e ci consenta un po' di riposo da tutta questa resitenza che abbiamo nella vita.
Ma questo non è essere amati. E' possibile che chi è in grado di amare se stesso possa amarci.
A volte vedo relazioni o matrimoni che durano da anni, fatte di persone che hanno trovato qualcuno che si prenda cura di loro e che per riconoscenza credono di amare.
Lei mi ha conosciuto in un momento della mia vita in cui ero fortemente centrato ed in equilibrio con me stesso.
Con tutto il rispetto per voi, ma ero il capitano di me stesso :D
Mi amavo e non avevo bisogno di nessuno, il che paradossalmente mi poneva nella condizione perfetta per amare.
Infatti credo che i miei modi di fare e di essere, il modo di rapportarmi agli altri e di parlare, possa aver conquistato lei. Soprattuto in relazione la fatto che prima di me la persona al suo fianco non solo non si amava nel senso che ho appena descritto, ma forse non si prendeva nemmeno cura di lei in modo costante tanto da soddisfare il suo bisogno.
Ora, questa è una trappola in cui cadiamo tutti, sia ben chiaro.
Io stesso ho scambiato le sue attenzioni per amore ed è stato questo a generare dentro di me la "droga dell'innamoramento". Quella condizione speciale e del tutto umana che ti fa superare i conflitti e tutte le cose che non ci piacciono dell'altro, anche se i segnali più evidenti ci passano davanti al naso.
Ma dopo la nostra separazione, se mi fermo a vedere cosa mi ha lasciato, devo purtroppo constatare che non mi ha lasciato niente, ma che anzi, lei ha preso molto, quasi tutto quello che potevo darle. E mi dispiace.
Per questo ora, dopo essermi sentito abbandonato, nel pieno dell'innamoramento, visto che non è durata abbastanza da poter dire di essere stato davvero con lei, dopo la fase della negazione, della rabbia, dell'odio, persino della vendetta e alla fine della depressione, posso finalmente guardare con buon distacco a quanto mi è accaduto.
Sto accettando la pioggia che cade.
Sto svegliandiomi la mattina salutando l'emozione che mi accompagna qualunque essa sia con: «Buongiorno, io sono qui! Si sono qui con te Tristezza, sono qui con te Paura, sono qui con te Solitudine. Sono qui con te per prendermi ciò che tu dal profondo mi porti».
Vede capitano, ora sono quasi al paradosso. Perchè anche se tutto quello che lei ha detto e fatto, non cancella i suoi errori e il modo assolutamente sbagliato di gestire la nostra relazione, riesco quasi a perdonarla sul serio.
Questo non la assolve dall'essersi comportata male con me. Di avermi tradito, deluso e ingannato. Di aver, sono sicuro involontariamente, giocato con i miei sentimenti. Ma nonostante questo, sto imparando molte cose e sto capendo molto di me.
Per questo ora, alla luce di quanto mio malgrado ho imparato, voglio costruire le mie relazioni in maniera più consapevole. D'amore o di amicizia che siano.
Sto rinascendo da me stesso capitano e mi "scivolano i piedi" al solo immaginare cosa ci sarà per me domani.

Navigando il mare, navigando il cielo, navigando il cuore...

domenica 2 agosto 2015


- Allora figliolo, come prosegue il viaggio?
- Oh capitano, è lei, procede bene grazie.
- Sicuro?
- Ma certo, non si preoccupi.
 Anzi, lo sa che mi sono gettato sul teatro?
- Ma dai! Stai preparando qualcosa?
- Si, sono entrato a far parte di ben due progetti, molto diversi fra di loro, ma entrambi entusiasmanti.
Il primo dovrebbe vedere la luce a breve. A proposito capitano, è impegnato venerdì sera? Mi farebbe molto piacere se venisse a vedermi.
- Ti ringrazio per l'invito, vedrò cosa posso fare.
- In ogni caso ci saranno delle repliche. Se non ce la fa questo venerdì, avrà modo di recuperare.
- Ottimo, e l'altro progetto?
- Vedrà la luce il prossimo mese. E' uno spettacolo impegnativo, con un regista importante. Avrò ben due ruoli, con costumi e trucchi diversi. Sarà una bella sfida, non vedo l'ora. E in più parteciperò a un bel workshop teatrale e dulcis in fundo, sto pensando a un progettino tutto mio.
- Sono molto contento per te, vedo che te la stai cavando bene insomma.
- Faccio del mio meglio signore, ma se devo essere sincero fino in fondo, ogni tanto il mio pensiero torna a lei.
Da una parte credo sia normale, dall'altra però questa cosa mi preoccupa un po', perchè ancora non riesco a liberarmene del tutto.
Sa capitano, ho ripreso a cantare e a suonare la chitarra. Spesso la sera mi metto qui sul ponte esterno, accendo qualche candela, mi metto comodo e canto. E capita che mi emoziono a tal punto da avere i brividi. In quel momento sento di essere come la vela di questa nave, gonfia di vento e di vita.

Comunque si va avanti, ci si alza dalla sedia, perchè per tutti quanti questa vita è un po' commedia...

venerdì 24 luglio 2015

Si apre il sipario e si chiude un ciclo della mia vita.
Il risveglio, specie dopo l'illusione, è duro, un calcio in faccia. Mi chiedo che occhi e che cuore ho e perchè non sono in grado di "vedere" le cose prima, invece che sempre dopo.
Domande inutili.
In questo monologo c'è tanto, tantissimo di me e ad occhi sensibili sarà facile capire di cosa e a chi sto parlando.
Tutti gli altri ascolteranno un aspirante dottore che parla agli studenti.
Un ultimo inchino signori.
Il viaggio continua.

Dal mare venni e amare mi stremò...

mercoledì 22 luglio 2015

- Figliolo!
- Oh, salve! Lei dev'essere il capitano della nave.
- Si, sono io. Ho sentito parlare di te e del fatto che te ne stai qui a fissare il mare. Ho pensato di venire a farti visita in un momento di pausa.
- I capitani fanno pausa?
- Abbiamo una grande responsibilità nel comandare navi grandi come questa, ma siamo esseri umani anche noi. Ogni tanto dobbiamo riposare e svagare un po' i pensieri.
- Ha ragione. Per caso sto facendo qualcosa di male rimanendo qui?
- No. Non ci sono leggi su questa nave che possono impedirti di stare qui a poppa a scrutare l'orizzonte, ma forse una legge da marinai si.
Vedi figliolo, anche a me è capitato di provare le stesse cose che stai provando anche tu. La scia di onde che le eliche di questa nave producono navigando è ipnotica, affascinante per certi versi. Ed è molto romantico cercare di ricostruire i metri e poi le miglia che ormai ti separano dalla costa. Ma è inutile oltre che una gran perdita di tempo. E so che sei abbastanza in gamba da sapere che il tempo è la moneta più preziosa che abbiamo. Perchè sprecarla così?
Da qui hai per l'appunto una visione del tempo che passa, ma non hai accesso alle possibilità che il viaggio ti offre.
Vedi, quell'isola laggiù a destra? So che li fanno il miglior distillato di avocado di tutti i sette mari. Magari avresti voluto scendere li, ma l'abbiamo superata e questa nave non torna indietro.
Mi capisci?
- Credo di si.
- Pensa invece a cosa potrebbe succedere se invece di restare a poppa, scrutassi l'orizzonte a prua!
Avresti modo di godere del sole che nasce invece di quello che muore. Di vedere per primo le isole che potrebbero piacerti e finalmente avere il desiderio di scendere e andare dove ti va.
- Capitano, posso essere sincero con lei?
- Ma certo!
- Mi sento deluso, tradito e soprattutto ingannato. Ecco perchè sono bloccato qui. Con tutto il mio rispetto per lei, fosse stato per me non mi sarei imbarcato su questa nave, ma avrei proseguito il viaggio che avevo iniziato. Ma qualcosa non andava, sembrava non esserci una rotta, si navigava senza mordente. Non sono stupido e ho notato subito la cosa e l'ho affrontata, perchè se non fosse stato per me avrei rischiato non so per quanto tempo, di viaggiare inutilmente. E forse il risultato sarebbe stato ancor più disastroso.
E così ho dovuto verbalizzare quello che non veniva detto, ho dovuto interrompere il viaggio che non nessuno avrebbe interrotto e ho dovuto imbarcarmi nuovamente.
Tutto da solo.
Ancora una volta.
Senza risposte valide, senza parole precise, e senza avere un vero motivo.
Ho dovuto andarmene lentamente, come una nave quando muove i suoi primi sentimenti, i suoi primi metri dal porto. Lentissimi perchè sei ancora li, è ancora tutto davanti a te.
Sono però consapevole del fatto che è stata una benedizione capire subito la situazione ed essermi fermato in tempo.
Ora, lei ha ragione e seguirò da questo preciso momento in poi il suo prezioso consiglio, ma voglio fissare per un ultima volta questo orizzonte e poi dimenticarlo. Quel viaggio non mi ha dato nulla che valesse la pena di essere ricordato. Quelle poche cose che conservo voglio buttarle in mare, non hanno più nessun valore per me.
Ho capito molte cose in queste settimane. Tutte molto importanti per me e per il mio viaggio. So cosa voglio e cosa non voglio.
- Bravo ragazzo, così mi piaci. Sono sicuro che qualcosa di entusiasmante per te, è proprio dietro l'angolo.
Anzi, a tal proposito mi è giunta voce che...

Ma cosa hai messo nel caffè che ho bevuto su da te? C'è qualche cosa di diverso adesso in me...

domenica 19 luglio 2015


Lentamente passano i giorni e dalla poppa di questa nave non si vede più la costa. Tutto intorno c'è solo mare e cielo. E io non trovo ancora il coraggio di staccarmi dal fondo di questa imbarcazione, per trovare un posto comodo e godermi il viaggio, ovunque esso mi porterà.
Ma so che passeranno altri giorni, e passeranno lentamente e prima o poi dimenticherò anche il motivo che mi tiene incollato qui.
Ogni tanto passa qualcuno per di qua con cui scambio due parole, ma poi torno a scrutare l'orizzonte. Fa caldo, un caldo assurdo. Si suda da fermi e si fa fatica a fare qualsiasi cosa.
Di cosa mi parla quest'afa? Cosa vuole dirmi?
Non ho certo il potere di comandare i venti e il tuono. Non posso far andare via questo caldo. Non è nemmeno lontanamente nelle mie possibilità. Infatti non mi lamento come fanno gli altri. Lo accetto, così come ho accettato di salpare mio malgrado verso l'ignoto.
Fa caldo è allora? Se voglio un po d'ombra la trovo! Mi sposto dal fondo di questa nave e magari me ne vado in cabina. Oppure in sala da pranzo o salgo sul ponte più alto.
Fa caldo ma non mi lamento. Mi spiace per quella gente che mi passeggia accanto e che sbraita per un non nulla. Su questa barca c'è spazio per tutti. Si può passeggiare tranquillamente e senza fretta. Non c'è bisogno di prendersela per ogni cosa.
Fa caldo ma inizio a capire che invece di pensare a come potrei evitare di sudare, potrei escogitare un modo per sfruttare questa situazione a mio vantaggio.
Mentre ci rifletto mi viene in mente una storiella che voglio raccontarvi.

Una giovane ragazza stava attraversando un periodo particolarmente difficile, costellato da continue delusioni. Come spesso capitava in questi momenti la giovane un pomeriggio iniziò a parlare dei suoi problemi con la mamma. Era ormai stanca di lottare: ogni problema che riusciva a superare (a fatica) era seguito a ruota da un’altra situazione critica che assorbiva ogni sua energia residua. Dopo quasi mezz’ora di lamenti, la ragazza confessò che era pronta ad arrendersi.
La mamma ascoltò a lungo la figlia ed infine le chiese di seguirla in cucina. Senza sprecare parole, la donna prese tre pentolini, li riempì d’acqua e li mise sui fornelli. Quando l’acqua incominciò a bollire in uno mise delle carote, nell’altro delle uova e nell’ultimo dei chicchi di caffè.
Dopo un tempo che sembrò infinito per la giovane figlia, la donna spense i fornelli e tirò fuori le carote adagiandole su un piatto, poi scolò le uova e le ripose in una scodella ed infine, utilizzando un colino, filtrò il caffè e lo versò in una tazza. Completate queste operazioni, la donna si rivolse alla figlia e le domandò: “Cara, dimmi, cosa vedi qui sul tavolo?“
“Vedo delle carote, delle uova e del caffè. Cos’altro dovrei vedere?!” rispose la figlia perplessa. La donna chiese allora alla giovane ragazza di toccare le carote, che erano diventate cedevoli, la invitò poi a rompere un uovo, che era ormai diventato sodo ed infine le fece annusare e assaporare la tazza di caffè fumante, che sprigionava un’aroma ricco e profumato.
La ragazza, ancor più confusa chiese alla mamma: “Non capisco, cosa dovrebbe significare tutto questo?”
La madre sorrise e le spiegò che sia le carote, sia le uova, sia i chicchi di caffè avevano affrontato la stessa identica “sfida”: l’acqua bollente. Ma avevano reagito in maniera differente. La carota, forte e superba, aveva lottato strenuamente contro l’acqua, ma ne era uscita debole e molle. L’uovo, liquido al suo interno e dal fragile guscio, si era indurito. I chicchi di caffè, infine, avevano avuto una reazione del tutto diversa: nonostante la bollitura, erano rimasti pressoché identici a sé stessi, in compenso avevano trasformato l’acqua bollente in una bevanda dal gusto irresistibile.
Con dolcezza la donna tornò a rivolgersi alla figlia, ponendole una domanda:
"So che hai avuto molte delusioni, ma sta a te scegliere come reagire a questi eventi della vita: vuoi essere come la carota, all’apparenza forte, ma debole ed incapace di reagire alle difficoltà? Vuoi essere come l’uovo, tenero e fragile, ma che si indurisce ed è incapace di esprimere sé stesso quando è sotto pressione? Oppure vuoi essere come un chicco di caffè, che è in grado di immergersi nelle avversità ed accettare le delusioni, esprimendo il suo miglior aroma e sapore quando il mondo intorno a sé raggiunge il punto di ebollizione?
Le persone che hanno imparato ad essere felici non sono certo quelle che non hanno mai provato una cocente delusione. No, queste persone, nonostante le avversità, hanno saputo prendersi il meglio della vita, trasformando problemi e delusioni in opportunità di crescita. Quando sei immersa nell’acqua bollente e la delusione ti brucia, puoi scegliere se rammollirti come una carota, indurirti come un uovo o sprigionare il meglio di te come un chicco di caffè, trasformando le difficoltà stesse in qualcosa di superbo."
Capito ora?
:D

mercoledì 15 luglio 2015


Mirko Modesti - Che cos'è l'amore (Reading)

So che te ne andrai dove il mondo va...


A volte, nel pieno di una battaglia che sembra non avere fine, il guerriero ha un’idea e vince in pochi secondi. Allora pensa: “Perchè ho sofferto per tanto tempo, in un combattimento che avrebbe potuto risolversi con la metà dell’energia che ho sprecato?” In verità, ogni problema, una volta risolto, sembra molto semplice. La grande vittoria, che oggi appare facile, è il risultato di una serie di piccoli successi che sono passati inosservati. Allora il guerriero capisce ciò che è accaduto, e dorme tranquillo. Invece di colpevolizzarsi per il fatto di avere impiegato tanto tempo ad arrivare, gioisce sapendo che infine è giunto alla meta.

Apro con questa citazione da un librino che lessi qualche anno fa "Il manuale del guerriero della luce" di Coelho, pieno di precetti e insegnamenti tra il buon senso e la fede. Niente di impegnativo o chissà che ma che forse, in un epoca di superficialità estrema, tra un buon consiglio e un punto di vista diverso sulle cose, può fare davvero miracoli.
Eureka!
Questo è quello che mi viene da dire, da gridare anche, perchè no! Eureka!
Non è un periodo dei migliori questo, eppure... eppure forse lo è!
Mi viene da dire addirittura che è una benedizione.
Perchè nella difficoltà che mi trovo a vivere, sto capendo un sacco di cose di me, su chi sono e su come sono. Ma non solo, perchè la mia attenzione è rivolta anche al di fuori di me.
Lavoro, seguo le mie passioni e me ne vado al mare a prendere un po di sole.
E spesso, passo del tempo a riflettere su diversi aspetti della mia vita.
Delle volte lo ammetto, mi sento come una mosca che tenta inutilmente di uscire dal vetro della finestra e che continua a sbattere sulle stesse domande. Poi, un po' per caso e un po' per fortuna, capisco che qualche passo più in la, la finestra è aperta e finalmente ho la possibilità di avere un punto di vista davvero nuovo, che in pochissimo tempo mi darà la soluzione che cerco.
Ho deciso di spendere questa calda estate a farmi le giuste domande per poi provare a trarre qualche risposta al cambio di stagione.
Come un novello filosofo Ateniese farò delle lunghe passeggiate. Qualche volta mi sentirò triste, ma tutte le altre volte no.
:)

Forse un mondo uomo, sotto un cielo mago, forse me...

sabato 11 luglio 2015

Ho bisogno della mia famiglia.
Per troppo tempo l'ho trascurata. Devo andare da mia mamma più spesso, parlare con lei o semplicemente starla ad ascoltare.
Non va bene e non è giusto che ci vada solo adesso.
Perchè mi sento solo o perchè non so che fare. Rispettare ed accettare che quando capiterà, non sarà sempre pronto in tavola. Perchè fa caldo e vorrà stare al mare o perchè è al bingo per giocarsi qualche cartella. Perchè vuole distrarsi o per qualsiasi altro motivo. Non importa.
Ho bisogno di mio padre che è una persona gigantesca, immensa, inarrivabile. E io sono come lui, ma nonostante questo devo e voglio rispettare il suo passato, il suo vissuto.
Quello per cui ha pianto e lottato. Tutto quello di cui ha avuto paura e quello per cui è andato fiero. Per quello che ha costruito giorno dopo giorno, nonostante tutto e tutti e nonostante anche me, che spesso da figlio stupido, inegenuo e ingrato, gli sono andato contro.
E perdonarlo se non è sempre si è comportato bene con me.
E' un uomo.
Come me.
E io sono come lui.
Un leader, un uomo con le palle di marmo.
Un carrarmato.
Ho bisogno di mia sorella, che è la mia parte sensibile e, per certi aspetti, indifesa di me.
Esserci sempre per lei.
Fino a quando avrò fiato in corpo.
Per lei, per suo figlio e per chi sarà al suo fianco.
Ho bisogno dei miei amici, quelli che se ci rifletto bene, sono nelle parole che dico più spesso.
Quelli che cito quando devo far simpatia a qualcuno.
O quando voglio sentirmi a casa.
Quelli a cui voglio bene.
Egocentrici, coglioni, artisti, creativi, negativi e positivi.
Charlie Brown e Paladini.
Io sono loro e loro sono me. Siamo cresciuti insieme e anche se non dovessimo vederci più, io continuerò a crescere con loro. Per sempre.
Ho bisogno della donna che amo. Perfetta e imperfetta. Forte e debole. Intelligente e stupida. Con il suo passato e il suo presente. Voglio essere il suo futuro.
Oggi.
Non domani.
Sperando scelga di amarmi.
E se non è lei, allora andrò la ricerca di quella giusta.
Ho bisogno di tutti voi, per dare un senso alla mia vita. Per dare uno scopo alla mia sensibilità, alla mia profondità. Per dare un peso alla mia felicità.
Per avervi incontrato e vissuto.
E per avere la forza e l'incoscenza di mettere al mondo un figlio.
Questo è lo scopo ultimo, questa è la vita.

E giovane e invecchiato mi son detto tu vedrai, vedrai, vedrai...

venerdì 10 luglio 2015

Vorrei scrivere un sacco di cose stasera. Cose buone, cose che ho pensato in questi giorni. Ma mi limiterò a un paio di pensieri in ordine sparso.
Mi sento come fossi sopra una nave che é appena salpata per un nuovo viaggio dall'esito ignoto. Ad ogni giorno che passa, la riva si allontana e il suono della costa e delle persone che vi abitano, si fa sempre più lontano. Mi spiace, ma il richiamo di un nuovo orizzonte tutto da scoprire, si fa largo dentro di me.
Mi sento più forte di ieri e meno di domani.
Sento di amarmi per quello che sono e soprattutto per quello che non sono.
So che comunque andranno le cose, prima o poi il tempo mi darà una spiegazione e una ragione. Ma non per una insensata speranza nel futuro, ma perché da tempo ho capito che l'istinto non mente mai. E in più di un'occasione, quando tutto intorno a me cercava di convincermi del contrario, mi ha dato la riprova che quello che sentivo era giusto.
Questa sera c'è un bel vento.
Sono sereno.

Vivere, cadere e vivere, rialzarsi, vivere e ricominciare come la prima volta...

sabato 4 luglio 2015


Da che punto della nostra storia potrei iniziare per descriverne la fine? Dall'inizio?
É doloroso per me farlo, ma devo strapparmi quel po' di anima per poter avviare un processo di guarigione serio. Perché l'amore a volte si comporta proprio come una malattia ed é difficile guarirlo. Ci siamo conosciuti, ci siamo piaciuti, ci siamo amati e per un breve istante siamo stati felici. Sono stato me stesso sempre e nell'esserlo ti ho dato tutto quello che sono in grado di dare e tu hai saputo darmi quello che finora nessuna mi ha mai dato. Sembra un affermazione esagerata, ma é vera. La nostra relazione era alla pari, come tutte le relazioni devono essere, e che forse ne io e ne te abbiamo mai avuto in passato. Chissà se proprio questo, per assurdo, é stato il motivo della tua confusione. Una confusione che ha generato in me pensieri come mostri e zone d'ombra che lentamente hanno logorato entrambi.
Io credo, o comunque ho bisogno di crederlo, che ad un certo punto tu abbia avvertito che non c'era quel sentimento che sarebbe bastato a vivere insieme serenamente. Che i fantasmi del tuo passato hanno contribuito a incasinarti la vita. E che non hai saputo dirtelo e di conseguenza dirmelo.
Sulla base di questo ho pensato che é giusto perdonarti. Lasciarti andare dentro di me, senza farmi più domande e senza farle a te, perché non hanno nessuna risposta. Perdonarti e basta. Sei un essere umano anche tu, con i tuoi sbagli e le tue imperfezioni. Perdonarti e infine trasformare questa situazione in una conquista per me. Una vera tabula rasa di pace, senza rancore e risentimento verso di te e per il male che purtroppo comunque, involontariamente mi ha fatto.
Una parte di me vorrebbe che proprio nel momento del commiato, quando lacrime pure e sincere si affacciano sotto gli occhi, nell'ora più buia e nella caverna più oscura, tutto cambiasse come per magia, come una favola Disney.
Ma le favole non esistono, mentre le storie finiscono e rinascono tutti i giorni e si va avanti.
Sto facendo una fatica enorme in questo periodo, ma voglio farcela!
Io non posso, io non devo, io non voglio arrendermi.