Che salpino le navi, si levino le ancore...

sabato 16 aprile 2011

Alla fine parto e forse non ci credevo nemmeno io.
Con un biglietto fatto qualche settimana fa stando comodamente seduti davanti al computer, quasi senza pensarci.
Un biglietto che assume un valore esponenziale mano a mano che si avvicina la data d'imbarco, perchè questi giorni sono stati assurdi, terribili e fantastici allo stesso tempo.
Partirò avendo stampato nel cuore due paia di occhi, due sguardi, due colori diversi.


Partirò con lo sguardo che aveva Massimo quando seduto esattamente davanti a me raccontava delle foto che ha scattato in giro tra il Caffè delle Merci e il Mercato centrale a Pescara.
Per un attimo, mentre il piatto suonava un disco di Pino, mi sono arrivati accessi, bianchi, puliti da qualsiasi increspatura e limpidi oltre quello che avrei pensato, facendomi davvero contento.


Partirò con gli occhi di Pascà quando di notte davanti al locale dove lavora e dopo l'ora di chiusura mi racconta di se e di quello che ha capito nei suoi ultimi tempi. Delle sue nuove consapevolezze, di come si sente e si vede. Mi porterò i movimenti della sua testa, di come uscivano le sue parole e di come quegli occhi incrociavano i miei in attimi veloci come coltelli.


E poi tornerò.
Con muscoli da capitano, il viso scavato dalla feroce brezza delle tempeste e occhi presuntuosi tanto da voler scrutare l'orizzonte senza cannocchiale.

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