Ma cosa hai messo nel caffè che ho bevuto su da te? C'è qualche cosa di diverso adesso in me...

domenica 19 luglio 2015


Lentamente passano i giorni e dalla poppa di questa nave non si vede più la costa. Tutto intorno c'è solo mare e cielo. E io non trovo ancora il coraggio di staccarmi dal fondo di questa imbarcazione, per trovare un posto comodo e godermi il viaggio, ovunque esso mi porterà.
Ma so che passeranno altri giorni, e passeranno lentamente e prima o poi dimenticherò anche il motivo che mi tiene incollato qui.
Ogni tanto passa qualcuno per di qua con cui scambio due parole, ma poi torno a scrutare l'orizzonte. Fa caldo, un caldo assurdo. Si suda da fermi e si fa fatica a fare qualsiasi cosa.
Di cosa mi parla quest'afa? Cosa vuole dirmi?
Non ho certo il potere di comandare i venti e il tuono. Non posso far andare via questo caldo. Non è nemmeno lontanamente nelle mie possibilità. Infatti non mi lamento come fanno gli altri. Lo accetto, così come ho accettato di salpare mio malgrado verso l'ignoto.
Fa caldo è allora? Se voglio un po d'ombra la trovo! Mi sposto dal fondo di questa nave e magari me ne vado in cabina. Oppure in sala da pranzo o salgo sul ponte più alto.
Fa caldo ma non mi lamento. Mi spiace per quella gente che mi passeggia accanto e che sbraita per un non nulla. Su questa barca c'è spazio per tutti. Si può passeggiare tranquillamente e senza fretta. Non c'è bisogno di prendersela per ogni cosa.
Fa caldo ma inizio a capire che invece di pensare a come potrei evitare di sudare, potrei escogitare un modo per sfruttare questa situazione a mio vantaggio.
Mentre ci rifletto mi viene in mente una storiella che voglio raccontarvi.

Una giovane ragazza stava attraversando un periodo particolarmente difficile, costellato da continue delusioni. Come spesso capitava in questi momenti la giovane un pomeriggio iniziò a parlare dei suoi problemi con la mamma. Era ormai stanca di lottare: ogni problema che riusciva a superare (a fatica) era seguito a ruota da un’altra situazione critica che assorbiva ogni sua energia residua. Dopo quasi mezz’ora di lamenti, la ragazza confessò che era pronta ad arrendersi.
La mamma ascoltò a lungo la figlia ed infine le chiese di seguirla in cucina. Senza sprecare parole, la donna prese tre pentolini, li riempì d’acqua e li mise sui fornelli. Quando l’acqua incominciò a bollire in uno mise delle carote, nell’altro delle uova e nell’ultimo dei chicchi di caffè.
Dopo un tempo che sembrò infinito per la giovane figlia, la donna spense i fornelli e tirò fuori le carote adagiandole su un piatto, poi scolò le uova e le ripose in una scodella ed infine, utilizzando un colino, filtrò il caffè e lo versò in una tazza. Completate queste operazioni, la donna si rivolse alla figlia e le domandò: “Cara, dimmi, cosa vedi qui sul tavolo?“
“Vedo delle carote, delle uova e del caffè. Cos’altro dovrei vedere?!” rispose la figlia perplessa. La donna chiese allora alla giovane ragazza di toccare le carote, che erano diventate cedevoli, la invitò poi a rompere un uovo, che era ormai diventato sodo ed infine le fece annusare e assaporare la tazza di caffè fumante, che sprigionava un’aroma ricco e profumato.
La ragazza, ancor più confusa chiese alla mamma: “Non capisco, cosa dovrebbe significare tutto questo?”
La madre sorrise e le spiegò che sia le carote, sia le uova, sia i chicchi di caffè avevano affrontato la stessa identica “sfida”: l’acqua bollente. Ma avevano reagito in maniera differente. La carota, forte e superba, aveva lottato strenuamente contro l’acqua, ma ne era uscita debole e molle. L’uovo, liquido al suo interno e dal fragile guscio, si era indurito. I chicchi di caffè, infine, avevano avuto una reazione del tutto diversa: nonostante la bollitura, erano rimasti pressoché identici a sé stessi, in compenso avevano trasformato l’acqua bollente in una bevanda dal gusto irresistibile.
Con dolcezza la donna tornò a rivolgersi alla figlia, ponendole una domanda:
"So che hai avuto molte delusioni, ma sta a te scegliere come reagire a questi eventi della vita: vuoi essere come la carota, all’apparenza forte, ma debole ed incapace di reagire alle difficoltà? Vuoi essere come l’uovo, tenero e fragile, ma che si indurisce ed è incapace di esprimere sé stesso quando è sotto pressione? Oppure vuoi essere come un chicco di caffè, che è in grado di immergersi nelle avversità ed accettare le delusioni, esprimendo il suo miglior aroma e sapore quando il mondo intorno a sé raggiunge il punto di ebollizione?
Le persone che hanno imparato ad essere felici non sono certo quelle che non hanno mai provato una cocente delusione. No, queste persone, nonostante le avversità, hanno saputo prendersi il meglio della vita, trasformando problemi e delusioni in opportunità di crescita. Quando sei immersa nell’acqua bollente e la delusione ti brucia, puoi scegliere se rammollirti come una carota, indurirti come un uovo o sprigionare il meglio di te come un chicco di caffè, trasformando le difficoltà stesse in qualcosa di superbo."
Capito ora?
:D

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