lunedì 16 ottobre 2006

Landro: più trasparenza in radio e classifiche
Musica & Dischi: Settembre 2006 [700] pp. 17

Dopo Tangentopoli, Calciopoli, Vallettopoli e tutti gli altri scandali che hanno agitato l’Italia nel recente passato, è in arrivo anche una “Musicopoli” sul versante della nostra industria musicale? E’ l’auspicio di Pippo Landro, titolare della New Music International, da vent’anni piccola ma combattiva azienda indipendente, oggi fra le poche a fronteggiare la crisi che ha colpito il mercato (triplicando il fatturato nel corso dell’ultimo anno, grazie a una serie di colpi fortunati: fra essi l’esito degli Studio 3), crisi le cui cause Landro imputa in buona parte al degrado – in termini di professionalità, competenza, attenzione alla qualità del prodotto – che in questi ultimi anni ha investito il settore, accomunando nella responsabilità della caduta (di livello produttivo, e dunque anche di interesse da parte del pubblico) discografici, programmatori ed editori della radiofonia, impresari e altre figure di operatori “che nulla capiscono di musica, che non riconoscono e non valorizzano i veri talenti, che si muovono seguendo non l’obiettivo del valore artistico ma piuttosto le regole del marketing e - in molti casi – la politica dello scambio (di favori e raccomandazioni)”. L’affondo è diretto: “Non voglio parlare di corruzione nei termini a cui la cronaca ci ha abituato – dichiara – ma è un fatto che le emittenti radiofoniche, oggi lo strumento di promozione più efficace, programmano non ciò che gli ascoltatori richiedono ma ciò che i programmatori, almeno la maggior parte di loro nelle emittenti principali, passano (in base a scelte non di qualità, di gusto, di tendenza, bensì in base a rapporti clientelari o a interessi imprenditoriali): e questo vizia, naturalmente, l’attendibilità delle classifiche di airplay. L’ingresso di Music Control in Italia, in particolare, ha dato un colpo di maglio al nostro settore redigendo classifiche con valori ponderati sulle rispettive audiences, è vero, ma trascurando il fatto che chi fa le scelte all’interno della radio è una testa sola, si tratti dell’emittente più seguita e potente oppure della più piccola e defilata: ma non corrisponde mai alle preferenze dell’ascoltatore. La prova migliore è il fatto che le classifiche radiofoniche presentano costantemente differenze stellari con quelle di vendita, che davvero rispecchiano i gusti reali del pubblico”.
Landro è stato fra i primi discografici indipendenti – già un paio d’anni fa – a richiamare sui problemi in questione l’attenzione degli operatori, e la sua non è una posizione isolata: fra le cause della secessione avvenuta l’anno scorso in Fimi, che ha indotto 75 aziende a lasciare la Federazione per costituire la PMI (Produttori Musicali Indipendenti), l’esigenza di una maggiore trasparenza sulle metodologie e sull’uso delle classifiche non è stata trascurabile. “Anche perché – sottolinea Landro – molti eventi e passaggi in radio e Tv fanno riferimento proprio a quelle, e se le classifiche non corrispondono al mercato (perché pilotate o comunque fondate su dati poco attendibili) anche il senso di queste manifestazioni viene a cadere. Un evento come il Festivalbar – che ultimamente ha costruito il proprio cast su criteri di politica e di marketing, con un occhio alle classifiche anzi che al valore del prodotto (come era invece nell’ottica del suo primo ‘patron’ Vittorio Salvetti) – finisce per vedersi ridurre circa di due terzi l’audience, come sta avvenendo quest’anno”.
Siciliano, 55 anni, un inizio di carriera come musicista (nell’organico dei Gens, dal ’68 al ’73), Landro debuttò come titolare di un negozio specializzato in musica dance (il “Bazar di Pippo”), a Milano, nel ’75; dieci anni più tardi estese l’attività all’import e alla distribuzione come grossista, quindi fra l'87 e l’88 iniziò la produzione sotto il marchio New Music International (prima limitata alla dance, in seguito allargata al pop e alla musica latina). “Non ho mai smesso di credere nel mio lavoro - dice - perché non ho mai smesso di credere nella musica: certo, se non avessi questa passione, alla luce di come funziona oggi il mercato sarei tentato di abbandonare; emittenti radiofoniche che condizionano il pubblico appoggiandosi solo su criteri d’interesse, emittenti televisive in preda a un’esterofilia esasperata, classifiche non credibili perché inquinate all’origine… eppure non mollo. E proprio in questi giorni lancio una nuova sfida al mercato, pubblicando il primo album di un cantautore esordiente, Seba, nel quale credo moltissimo. Verrà magari tagliato fuori dalla programmazione radiotelevisiva – perché non potrò appoggiarlo con massicce campagne a colpi di spot – ma sono convinto che sarà autenticamente apprezzato dal pubblico. Almeno, da quello che oggi ne rimane”.

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