Life goes on, here and beyond that horizon it goes on and it changes, and it changes you too...

lunedì 19 maggio 2008


Per la cronaca, era tratto da E' una vita che ti aspetto, di Fabio Volo. Lo dico giusto per avere il pretesto per raccontare una cosa accaduta proprio quel giorno.
Verso ora di pranzo ero andato all'Iper Coop, qualche giorno prima mi era arrivata una chiamata dalla libreria del centro commerciale che mi avvisava dell'arrivo di un libro che avevo ordinato e stavo appunto andandolo a ritirare. Si tratta de L'era del porco di Gianluca Morozzi. Un libro che avevo gia comprato e iniziato a leggere, anzi ero esattamente a metà, ma che ho prestato e lasciato a casa della mia ex. Era da parecchio che, girando per le librerie, mi capitava sotto il naso, tanto che mi ero deciso a ricomprarlo. Peccato che trovavo unicamente la nuova edizione tascabile con una orrenda copertina nera e rosa. Io rivolevo la mia edizione, quella Guanda, per questo lo prenotai, sperando di un dovermi rassegnare all'acquisto della nuova versione.
Poco fa pensavo al giorno che lo comprai per la prima volta. Quel pomeriggio incontrai proprio lei con una sua amica, la conoscevo da poco. Ci fermammo per un aperitivo parlando e chiedendoci le cose che si chiedono le prime volte, quando non ci si conosce molto. "Che fai? Studi, lavori? Passioni? Hai una rubrica di moda su un giornale locale? Ma dai! Cos'ho nella busta? Un libro! Ma come che libro è?! Non si giudica mica un libro dal titolo o dalla copertina?!? E' bello, me lo ha consigliato un mio amico. Lui legge un sacco di cose fighe e ascolta un sacco di musica diversa da quella che sento io. E poi compra le riviste! Si, roba tipo Rolling Stones, oppure Linus. Dai ti leggo l'inizio".

Mi piaceva una ragazza, volevo impressionarla, per impressionarla avevo scritto un romanzo, nove racconti e trenta poesie. Lei aveva letto il romanzo, i nove racconti e le trenta poesie, aveva detto: "Sei bravo, scrivi bene, io li adoro, gli artisti". Poi si era messa con un ultrà neonazista del Lecce.
Non ho ancora capito dov'è che ho sbagliato.
"Visto?" E poi ride. Come si fa a pensare che una scena del genere sia tempo sprecato, speso male? Infatti non lo penso assolutamente. Mentre risalgo a casa faccio caso però all'assurda coincidenza della data. Era il suo compleanno e io avevo appena riacquistato un libro che volente o nolente me la ricordava. Era improvvisamente diventato un simbolo della nostra storia, di quei primi momenti. Che faccio le mando un messaggio di auguri nel pomeriggio? La chiamo? Magari una mail, oppure scrivo qualcosa qui sul blog. A che scopo poi? Per educazione? Capirebbe quale Mirko le sta dando gli auguri? E io invece chi avrei trovato dall'altra parte? Ammetto di essermi poi lasciato distrarre per non pensarci più e non fare più nulla.
In fondo è acqua passata.

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