Ti lasciai per un isola e quell'isola... eri tu.

venerdì 25 gennaio 2008

Sono giusto adesso di ritorno. Mia sorella mi ha mollato il pupetto ed è uscita in un lampo. Meno male, stasera non volevo uscire e gia stavo svalvolando per cercare una scusa plausibile. Non so se è il caso di scrivere quanto mi sento dentro, potrebbe riaprire le discussioni su una storia che sto cercando in tutti i modi di dimenticare. Solo che non posso non dire che ci sto male nel sapere che una persona che ho amato è vittima della stessa immagine che da di se. Pensare che una persona così intelligente e sensibile debba diventare per assurdo quello che di se superficialmente mostra, mi fa stare male. Trovare finalmente le ragioni, le vere ragioni, per tutto quello che penso e prendermela lo stesso in saccoccia (per non essere volgari), mi fa stare malissimo. Ma non posso farci niente, posso solo rispondere delle mie azioni. Se prima sapevo come far finta di niente dinanzi alle difficoltà, adesso ho imparato a dissimulare alla grande. Anche a dirmi delle gigantesce bugie. Domattina mi alzerò fresco come una rosa, l'ho deciso e così sarà. Andrò a fare un bel corso di massaggi perchè mi va. Mi porterò il rimpianto di una storia andata male non per colpa mia, visto che ce l'ho messa tutta, ma per colpa di quei maledetti cinque minuti, di quel maledetto modo di fare che hanno fatto perdere per strada quello che di bello c'era in favore di voci e illazioni delle solite persone che nonostante tutto, nonostante i miei accorati vade retro, sono ancora lì con un piede qua è uno la e con una schiera di mai colpevoli intorno a guardare e a non fare.
Finirò di leggere un libro e ne inizierò uno nuovo, suonerò e canterò perchè mi farà stare bene, perchè è di questo che ho bisogno. Stavolta farò, anzi sto gia facendo, il fidanzato, il padre, il fratello e le amiche di me stesso e di nessun altro più.
Ho avuto donne bellissime (cantava quel tizio la) e ne avrò ancora. Mi perderò fra le loro braccia e racconterò di questa storia ormai passata e lontana e di come ci si può perdere in un bicchiere d'acqua, ma poi cambierò discorso e farò nuovamente l'amore. Fino a quel momento voglio stare con chi dico io e uscire e andare dovunque vorrò seguendo alla lettera uno dei comandamenti tratti dal vangelo secondo Mogol/Battisti:
E siccome è facile incontrarsi anche in una grande città
e tu sai che io potrei purtroppo (anzi spero) non esser più solo
cerca/o di evitare tutti i posti che frequento/i e che conosci anche tu
nasce l'esigenza di sfuggirsi per non ferirsi di più.

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